La lampada nelle arti figurative
Opera: Lampada ad arco
Autore: Giacomo Balla
Anno: 1909-1911
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 174,7x114,7cm
Ubicazione: Museum of Modern Art, New York
L'opera ritrae un lampione elettrico che illumina la notte. Che è tarda sera lo si può notare dai bordi dell'opera, campiti con tonalità fredde e spente.
Il lampione, collocato esattamente al centro dell'opera, ci fa intendere che è proprio lui protagonista e veicolatore di un messaggio.
Se spostiamo la nostra attenzione dal lampione possiamo scorgere sullo sfondo uno spicchio di luna, coperto dalla luce del lampione. Il lampione e la luna sono campiti utilizzando la stessa tonalità cromatica, ma il lampione appare molto più luminoso e brillante.
La luce del lampione che copre l'emissione luminosa della luna è una notevole presa di posizione nei confronti dell'industrializzazione: anche la luce di un lampione può trasmettere le stesse emozioni di un chiaro di luna. Le intenzioni dell'opera vengono chiaramente espresse dallo stesso Balla in una lettera indirizzata al direttore del MoMA.
La luce emanata è rappresentata dalla sovrapposizione di pennellate di colori puri. Questa è una notevole dichiarazione del Divisionismo, ma non solo. Il dipinto è stato iniziato nel 1909, anno in cui Filippo Tommaso Marinetti pubblica il Manifesto del Futurismo e, analizzando non solo il tema rappresentato ma anche il dinamismo delle pennellate possiamo collocarlo nel Movimento Futurista, a cui Balla decide di aderire nel 1910.
Opera: La lampada
Autore: Mario Sironi
Anno: 1919
Ubicazione: Pinacoteca di Brera, Milano
L'opera, d'impatto metafisico, rappresenta una situazione urbana contemporanea: un manichino, in una cucina d'appartamento austera, compie il gesto di accendere la lampada. Anche se dal volto non traspaiono emozioni, è raffigurato in una posa solenne, quasi celebrativa.
Il manichino è enigmatico: l' acconciatura maschile si contrappone alla calzatura femminile e di umano riusciamo a scorgere solo un ombelico e un orecchio.
Lo sfondo è una moderna cucina d'appartamento, semplice e austera, in cui sono messi in risalto grazie alla luce gli elementi industrializzati:
- tavolo in legno
- sedia (sembrerebbe una Thonet n.14)
- lampada a sospensione.
Sul tavolo è poggiata una piramide, tipico riferimento alla pittura metafisica.
Il manichino è immoto, quasi bloccato nella sua esistenza o nel suo gesto. Proprio questo gesto è il protagonista dell'opera.
L' accensione di una lampada d'altronde è diventato un gesto che ci accompagna dalla mattina, appena svegli, alla sera quando, stanchi, spegniamo la lampada sul comodino.
Autore: Giacomo Balla
Anno: 1909-1911
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 174,7x114,7cm
Ubicazione: Museum of Modern Art, New York
L'opera ritrae un lampione elettrico che illumina la notte. Che è tarda sera lo si può notare dai bordi dell'opera, campiti con tonalità fredde e spente.
Il lampione, collocato esattamente al centro dell'opera, ci fa intendere che è proprio lui protagonista e veicolatore di un messaggio.
Se spostiamo la nostra attenzione dal lampione possiamo scorgere sullo sfondo uno spicchio di luna, coperto dalla luce del lampione. Il lampione e la luna sono campiti utilizzando la stessa tonalità cromatica, ma il lampione appare molto più luminoso e brillante.
La luce del lampione che copre l'emissione luminosa della luna è una notevole presa di posizione nei confronti dell'industrializzazione: anche la luce di un lampione può trasmettere le stesse emozioni di un chiaro di luna. Le intenzioni dell'opera vengono chiaramente espresse dallo stesso Balla in una lettera indirizzata al direttore del MoMA.
La luce emanata è rappresentata dalla sovrapposizione di pennellate di colori puri. Questa è una notevole dichiarazione del Divisionismo, ma non solo. Il dipinto è stato iniziato nel 1909, anno in cui Filippo Tommaso Marinetti pubblica il Manifesto del Futurismo e, analizzando non solo il tema rappresentato ma anche il dinamismo delle pennellate possiamo collocarlo nel Movimento Futurista, a cui Balla decide di aderire nel 1910.
Opera: La lampada
Autore: Mario Sironi
Anno: 1919
Ubicazione: Pinacoteca di Brera, Milano
L'opera, d'impatto metafisico, rappresenta una situazione urbana contemporanea: un manichino, in una cucina d'appartamento austera, compie il gesto di accendere la lampada. Anche se dal volto non traspaiono emozioni, è raffigurato in una posa solenne, quasi celebrativa.
Il manichino è enigmatico: l' acconciatura maschile si contrappone alla calzatura femminile e di umano riusciamo a scorgere solo un ombelico e un orecchio.
Lo sfondo è una moderna cucina d'appartamento, semplice e austera, in cui sono messi in risalto grazie alla luce gli elementi industrializzati:
- tavolo in legno
- sedia (sembrerebbe una Thonet n.14)
- lampada a sospensione.
Sul tavolo è poggiata una piramide, tipico riferimento alla pittura metafisica.
Il manichino è immoto, quasi bloccato nella sua esistenza o nel suo gesto. Proprio questo gesto è il protagonista dell'opera.
L' accensione di una lampada d'altronde è diventato un gesto che ci accompagna dalla mattina, appena svegli, alla sera quando, stanchi, spegniamo la lampada sul comodino.


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